O meraviglioso nuovo mondo!

8 03 2008

Riepilogo.
Un Buongiorno! di Gramellini ha generato un’associazione (libera e pericolosa) con il “Mondo Nuovo” di Huxley, il che ha indotto Ernesto a riconsiderare la parabola dello scrittore delle porte della percezione in termini di autentica utopia positiva invece che nel suo contrario e portato Vincenzillo a riflettere (in termini non pessimistici) sulle difficoltà della bellezza a farsi strada anche se “…certo oggi è un momentaccio per i sentimenti, le virtù, i valori alternativi al disvalore del brutto, alla disperazione, alla volgarità, al cinismo”.
Potrei fermarmi qui, senonché leggo solo oggi un post di Paolo vecchio di due mesi.
Il doping farmacologico non è una novità. Quando dovevo fare la maturità avevo accarezzato l’idea di spararmi un po’ di simpamina nelle quarantott’ore precedenti all’esame e fui fermato solo dalla prudenza del papà farmacista di una mia compagna.
E’ nuova però, almeno per me, l’associazione che Paolo fa tra uso sociale di farmaci “enhancer” (che non curano, ma migliorano, come ad esempio il GH nello sport o VIAGRA nella sessualità) e l’utilizzo di strumenti di rete per fini diversi da quelli per cui erano nati originariamente. Potete vedere direttamente a che conclusioni sia arrivato.
A me suggerisce che la società contemporanea non assomigli poi troppo a quella (spaventevole o augurabile che sia) di Brave New World.
Per quanto vi siano aspetti comuni – la tendenza a separare la sessualità procreativa da quella ricreativa, l’estensione della serialità, la replica di modelli identici su scala planetaria, la consapevole valorizzazione di comportamenti infantili – ciò che vi domina è una feroce competizione, che non conosce soste né rallentamenti. Niente concessioni al collettivo, grande pressione sull’individuo. Nessuno sembra in grado di bastarsi, e della grande corsa non si vede il traguardo. Il nostro dio non è Ford, ma Narciso, la nostra droga non il soma, ma la cocaina.

Che abbia ragione Ernesto?





La bellezza nel mondo dei fratelli Bokanovskij

23 02 2008

Bella da svenire, il Buongiorno di Gramellini uscito oggi su La Stampa, immagina che la notizia di una donna colpita dalla sindrome di Stendhal di fronte a una statua del Canova, colpisca l’opinione pubblica a tal punto da rimettere al centro di un mondo popolato di veline, centravanti, spazzatura e comunicazione elettorale, qualcosa che sembrava essere scomparso: la bellezza.
Mi colpisce e mi chiedo: come si percepisce oggi il bisogno di bellezza? A rispondermi è la voce di Mustafà Mond, governatore del pianeta in Brave new world” (Aldous Huxley, 1932) che, interrogato dallo scrittore Helmholtz Watson su che fine avesse fatto dio, affermava: “In questo mondo dio si manifesta come assenza”.
Che mondo era, quello? Il mondo dei gemelli Bokanovskij, gruppi di decine e decine di individui identici, prodotti in laboratorio e condizionati fin dalla culla a desiderare esattamente il ruolo che avrebbero svolto nella società. Un mondo in cui l’erotismo era regressivo e l’unica poesia possibile era lo slogan pubblicitario. E si sopravviveva grazie all’uso massiccio di una sostanza psicotropa: il soma. Non traggo conclusioni: questa in fondo non è che una associazione libera, un esercizio freudiano in cui la bellezza ignorata di Gramellini ha evocato il mondo di Huxley, e dal mondo di Huxley sono emersi i fratelli Bokanovskij.
Ma una sintesi la tento: la bellezza, nel mondo dei fratelli Bokanovskiy, si esprime come assenza.