La bellezza nel mondo dei fratelli Bokanovskij
23 02 2008Bella da svenire, il Buongiorno di Gramellini uscito oggi su La Stampa, immagina che la notizia di una donna colpita dalla sindrome di Stendhal di fronte a una statua del Canova, colpisca l’opinione pubblica a tal punto da rimettere al centro di un mondo popolato di veline, centravanti, spazzatura e comunicazione elettorale, qualcosa che sembrava essere scomparso: la bellezza.
Mi colpisce e mi chiedo: come si percepisce oggi il bisogno di bellezza? A rispondermi è la voce di Mustafà Mond, governatore del pianeta in “Brave new world” (Aldous Huxley, 1932) che, interrogato dallo scrittore Helmholtz Watson su che fine avesse fatto dio, affermava: “In questo mondo dio si manifesta come assenza”.
Che mondo era, quello? Il mondo dei gemelli Bokanovskij, gruppi di decine e decine di individui identici, prodotti in laboratorio e condizionati fin dalla culla a desiderare esattamente il ruolo che avrebbero svolto nella società. Un mondo in cui l’erotismo era regressivo e l’unica poesia possibile era lo slogan pubblicitario. E si sopravviveva grazie all’uso massiccio di una sostanza psicotropa: il soma. Non traggo conclusioni: questa in fondo non è che una associazione libera, un esercizio freudiano in cui la bellezza ignorata di Gramellini ha evocato il mondo di Huxley, e dal mondo di Huxley sono emersi i fratelli Bokanovskij.
Ma una sintesi la tento: la bellezza, nel mondo dei fratelli Bokanovskiy, si esprime come assenza.

Segnalo un post di Ernesto su questo tema
franco, ma siamo proprio sicuri di vivere in un mondo paragonabile a quello dei gemelli Bokanovskij? Cioè: che nel nostor mondo non trionfi la bellezza, né Dio, è indiscutibile. Ma forse dietro le veline (peraltro belle, non si può negare), i calciatori (belli anche loro), la spazzatura (brutta), la propaganda (che si fonda anche su codici ultrasemplificati, tipo volto bello = moralità, intelligenza etc.), potrebbe davvero nascondersi ancora quantomeno una sua traccia…
A me sembra che non essendo considerato un valore la bellezza manca dalla maggior parte delle nostre vite, o per la maggior parte del tempo nella nostra vita. Ma il fatto che sia espunta dai nostri giorni, che la si dimentichi, non impedisce che il bisogno di bellezza si manifesti comunque. Un bisogno senza oggetto. Un’assenza cui si fa fatica a dare un nome.
Condivido.
Secondo me comunque per farla diventare un valore basterebbe forse una cosa che in realtà è la più semplice di tutte, ma che paradossalmente per noi è diventata la più difficile: avere fede in essa malgrado tutto, e tentare di darle un nuovo corpo, una nuova forma sensibile. Come hanno sempre fatto gli artisti di ogni tempo, prima dell’anti-utopico Novecento…
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