Mentre Vincenzo e Ulisse raggiungono Modena io volo a Reggio di Calabria.
Mi sembra di essere una cavalletta: uno zompo fino a Roma, un secondo fino a Reggio. Si doveva partire alle 14,30, ma (si noti l’assonanza, anzi la rima Alitalia / Trenitalia) il volo è stato cancellato. Dovevamo essere a Reggio per le 18, ci siamo arrivati che era quasi mezzanotte. Il che ci ha costretto a scambiare una cena sul lungomare più bello d’Italia, con un primo scaldato al microonde nell’aeroporto più largo della penisola.
“Il mondo è piatto” diceva il titolo del libro del mio compagno di viaggio. A me, ieri, non è sembrato: 50 minuti di navetta (che bel nome per un pullman) 12 di passeggiata terrestre con l’aereo a Fiumicino, non so quanti nei corridoi dell’aerostazione, ancora molti altri in attesa del permesso di decollo. E fischi prolungati dagli altoparlanti dell’aereo e aria condizionata a balla (con un rumore impressionante). Perché?
Tra i due zompi da cavalletta tanto tortuoso strisciare. Il mondo è piatto secondo Friedman perché gli standard consentono sempre di più il flusso delle transazioni senza intoppi, blocchi, passaggi esterni alla rete. Con varie conseguenze.
Ma nel mondo fisico le cose non stanno sempre così. Per un biglietto comprato in internet, dieci scalini nel mondo reale. Perché spostarsi continuamente sulla strada ferrata, sulla popolosa tangenziale, sugli aerei della compagnia di bandiera, quando mille cose si potrebbero fare on line?
Non so rispondere. Ma arrivo sopra Messina e individuo la Madonna della lettera e, laggiù, le luci di Reggio Calabria. L’aereo plana dolcemente e si accoccola alle pendici robuste dei monti calabri. E stamattina vediamo all’alba la sagoma nera dell’Etna , lo specchio blu dello stretto, e la luce, la luce del mediterraneo.
Domanda. Quale romanzo (capolavoro) degli anni sessanta si conclude con il protagonista ormai sessantenne che guarda le luci di Reggio Calabria? Il titolo ci farà fare un passo avanti.
A presto

Oh ma ce ne fosse no che tira a indovinare!
Il fratello di Kerouac?
Il protagonista di quel romanzo scrive per il cinema, sposa una diciassettenne ed è ipocondriaco.
Secondo me Ernesto lo conosce.
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