Sotto un titolo così ironico e allusivo da suscitare in me anche un pochino di invidia – “Il parente tra parentesi” – Giampaolo Rugarli recensisce “Lei non sa chi è mio fratello” nell’ultimo numero di “Giudizio Universale”.
Recensione lusinghiera, come si usa dire. Non la prima citazione (in rete si può trovare la versione integrale dell’articolo di Giovanna Ioli, nel mondo reale se ne sono occupati anche Giovani Tesio su Torino7, e Panorama cui “Lei non sa chi è mio fratello!” ha ispirato un lungo articolo sui rapporti fra fratelli e sorelle) ma certo la più corposa, prestigiosa, e, come dire, tutta nostra.
Rugarli ci gratifica con due Soli, buon giudizio nella scala universale della rivista, che parte dai quattro astri lucenti (”Perfetto” e nella nostra batteria non se lo è beccato nessuno
) e scende fino ai quattro ombrelli (”Si salvi chi può!”, anche questo inassegnato, almeno tra i libri). Per inciso il doppio sole vale un buon “Merita”, che giriamo a chi capita sul blog.
Ma gratificazione ancora maggiore è che Rugarli il libro lo ha LETTO. Infatti, anche se il testo è sormontato da una bella foto di Serse Coppi – direi scattata proprio il giorno dell’arrivo vittorioso a Roubaix, seguita da una della stessa giornata del fratello Fausto – l’attenzione maggiore il critico la presta a una delle ultime biografie, quella di Romolo Tranquilli, sventurato fratello minore di Secondino, in arte (e negli ultimi anni anche nella vita civile) Ignazio Silone.
La ragione è presto detta: Rugarli ha già lavorato su Silone, e non lo ama. I risultati della ricerca condotta nei novanta da Biocca e Canali lo convincono, lo scrittore comunista (e poi ex comunista) sarebbe proprio quel militante, Silvestri, per lunghi anni spia dell’OVRA. Noi abbiamo in effetti sposato le convinzioni di Tamburrano, che difende a spada tratta il poeta dei cafoni. Della querelle, che ha qualche anno, si trovano testimonianze in rete: per esempio qui e qui ma non qui.
“I sogni, l’azione” è anagramma di Ignazio Silone. Rugarli ne desume che l’azione lo scrittore la riservava per sé, lasciando ai poveretti (tra i quali il fratello Romolo) i sogni (e le conseguenze dei medesimi).
In conclusione: c’è una prova provata che Secondino-Ignazio fu spia dell’OVRA e senza neppure la giustificazione del desiderio di salvare il fratello? Questa tesi è comprovata dalla tematica sotterranea della colpa da espiare, che percorre l’opera di Silone (in “Vino e pane” , per esempio)?
E, ancora, c’è in rete qualche notizia in più su Mario Gramsci oltre a quelle (scarne) che si possono trovare nella biografia del fratello Antonio curata da Giuseppe Fiori a suo tempo?
Mario Gramsci fondò davvero il fascio di Varese?
E, soprattutto, mangiava gatti?
Ai post l’ardua sentenza.
Franco

e allra correggiamola sta wikipedia! e complimenti per il “piazzamento” e la soddisfazione…
Giusto. Giriamo l’indicazione a chi di dovere, no?